Consigli per l’ascolto
a
cura della redazione del sito ivanofossati.net
Sono i dischi che amiamo e che ci piace poter condividere con i
"naviganti" della rete.
Gli album che consigliamo ai nostri amici più cari.

Federico Sirianni
"Dal basso dei cieli"
Lo vedi quasi sempre col cappello sulla testa e il bicchiere mezzo vuoto in
mano. Racconta di essere nato su un taxi, nella sua Genova. E' cresciuto
suonando con amici come Max Manfredi e Cristiano De Andrè, nei vicoli delle
puttane, degli alcolizzati, dei compagni di strada. Da anni vive a Torino, tra i
Murazzi e San Salvario.
Federico Sirianni è un artista dalla voce roca che passa dalla chitarra al
pianoforte, che suda e si/ci diverte, che racconta storie di vita, spesso ai
margini, a volte disperate, sempre con ironia e tanta complicità. Ama Tom Waits
ma anche il Messico, Marsiglia e i Balcani. Ricorda un po' il primo Capossela...
ma solo perché hanno gli stessi gusti per certa musica e quel modo di vivere.
Il suo "Dal basso dei cieli" è un disco piacevolissimo, suonato molto
bene e carico di vitalità.
TP
Edel 2006 (nei negozi di dischi o sul sito: http://www.uprlabel.com
Euro 10,00)
http://www.federicosirianni.com

Lalli
& Pietro Salizzoni
"Élia"
In tanti hanno cercato di dimostrare che la poesia e la
canzone sono diverse per tipologia, metodo, realizzazione. Eppure qualche volta
la divisione fra le due espressioni quasi scompare. E’ sicuramente il caso di Élia,
nome che si sono dati Lalli e Pietro Salizzoni, cantante intensa e
raffinata lei, musicista sensibile ed efficace lui. E il loro nuovo progetto
insieme è una magia di testi intimi e sussurrati, musiche originali e
ottimamente suonate; un disco avvolgente, incantevole, piacevolissimo. Sia
quando le parole sono prese in prestito da Cesare Pavese o da Marguerite
Duras, sia quando è il loro talento a creare armonie e immagini alte e
profonde.
Un album da consumare, lasciandolo scivolare attorno e dentro di noi. Un'opera
di rara bellezza, che si arriva ad amare e fare propria. Un
piccolo gioiello, distribuito a 10 euro: come lasciarselo sfuggire?
DB
Il Manifesto 2006 (nei negozi di dischi e nelle librerie Euro 10,00)
http://www.lalli-info.it

Vinicio Capossela
"Ovunque proteggi"
Per un caposseliano della prima ora come me e' stato come
entrare in uno di quei vecchi negozi di spezie dai soffitti a cassettoni e dagli
interni in legno dove ti assalgono burrasche olfattivo-cromatiche e cominci a
salivare di gusto e disgusto senza capire un fico secco di quello che accade
realmente. Ma ti piace, ti stuzzica: allora esci e rientri le volte necessarie
per mettere a fuoco via via la baraonda sensoriale. Il risultato e' rimanere
rapiti da un disco dal suono disomogeneo per scelta e valore che al riascolto ti
traccia come la puntina di un vecchio giradischi: la musica sfila via e tu giri
con essa, metti a fuoco rimandi, parole, citazioni, strumenti e voci
improbabili.
Da subito potra' non piacere, sicuramente potra' risultare un papiro poco
leggibile, un vino dal sentore ostico, un sentiero sdrucciolo che ti distrae dal
paesaggio ma il genio esce, stropiccia le carte dell'indugio e si fa suono,
parola, verso (nel senso gutturale) in tutta la sue meraviglia!
Insomma bisogna avere un poco di fede ed andare oltre le prime emozioni, la
stessa (fede) che a suo modo Vinicio srotola e balugina in alcune tracce della
lista.
Lasciatevi cullare, come naufraghi sulle onde dell'oceano-universo Capossela
che da qualche squarcio in cielo prima o poi apparira' la Santissima che
ovunque... protegge ed accoglie lo Spessotto che e' in noi ed il Nutless che
finalmente si sgancera' dalla terra per riprendere il volo. Un disco
coraggioso, ed il coraggio va premiato... con l'ascolto!
FD
Warner Music / Atlantic 2005 (nei negozi di dischi)
http://www.corvotorvo.com
Pino
Marino
"Acqua
Luce e Gas"
Mi
hanno regalato, giorni fa, in anteprima, un piccolo oggetto quadrato con dentro
un piccolo oggetto rotondo apparentemente innocuo. Ci sono dischi bellissimi che
capitano nel momento sbagliato. Ci sono dischi sbagliati che capitano al momento
giusto. Dischi improbabili che al
momento non significano niente ma che probabilmente scoprirai
soltanto molto tempo dopo. Per me un disco è bello e vale molto di più
quando è la prima cosa che infili in borsa - anche prima delle chiavi di casa
– per portarlo con te ovunque. Quando,
uscendo dall'ufficio, è la prima cosa da mettere in borsa per essere sicura di
poterlo riascoltare a casa. E vai avanti così - un mese? due? - fino a che
diventa un po' del tuo quotidiano, un fotogramma, l'ora e il qui di un preciso
momento di dentro che così poco
ci piace che si veda da fuori...
Acqua Luce e Gas è, per me, sicuramente tra questi. Forse perché ha la
discrezione di un momento molto personale, l'ironia di un passaggio di tempo
molto collettivo. Forse perché ti ricorda che si può fare ottima musica anche
solo con il buon senso del gusto e della misura. Perché dietro alla semplicità
degli accordi ci leggi ancora il candore di chi la musica la pensa, la
scrive e la fa con l'entusiasmo e la voglia di farla.
Le canzoni sono scritte da Pino Marino che cura la direzione artistica insieme
ad Andrea Pesce (e sua, tutta sua, la magia e la leggerezza del pianoforte). Dal
4 novembre, lo si può finalmente trovare in vendita in tutti i negozi. E ne
sono così felice perché non ha senso avere tra le mani qualcosa di bello e non
avere nessuno con cui parlarne.
MP
RadioFandango
/ Edel 2005 (nei negozi di dischi)
http://www.pinomarino.org/

Kate Bush
"Aerial"
Be', non capita mica tutti gli anni di avere tra mano un piatto ricco come il nuovo album di Kate
Bush. Una cucina colma di prelibatezze. Appena oltre la porta ne filtrano i profumi... E tu lì che aspetti, da dodici
anni. Che dire, ne escono portate per due pranzi. E c'è da mangiare per tutti senza fare indigestione, perché la materia prima è ispirazione
genuina e l'arte alchemica di Kate rende unica anche la ricetta più tradizionale. Anche il pop più pericolosamente orecchiabile
(l'irresistibile riff di How To Be Invisible), anche la canzone cinquecentesca potenzialmente più stucchevole (l'impeccabile, filologica e
magica Bertie), anche la ballad piano e voce potenzialmente più noiosa o
(ombelicalmente) strana (Mrs Bartolozzi, elegiaca casalinga). Invece tutto
fluisce necessario, traccia dopo traccia, e anche il pezzo che inizialmente ti coinvolge di meno, ascolto dopo ascolto ti rapisce, in un
crescendo di scoperte: raffinatezze melodiche e armoniche, squisitezze poetiche (mai fini a sé), scelte d'arrangiamento, produzione, esecuzione
che sarebbe impossibile pensare diverse. La signora Kate è tornata allo
scoperto, romantizzando il quotidiano.
FF
Emi (doppio cd - nei negozi di dischi)
http://www.katebush.com/

Carlo Fava
”L’uomo flessibile”
Se avete bisogno
di un disco per convincervi che la canzone italiana ha futuro, pigliatevi
"L'uomo flessibile", terzo lavoro di Carlo Fava. Lo metterete sul
piatto e, che fuori sia una bella mattina estiva o una bigia sera fredda,
troverete subito di che interessarvi, divertirvi ed emozionarvi - e di lì
farete una dannata difficoltà a rimetterlo nella custodia.
Carlo Fava voce malleabile,
talento al pianoforte e nel tenere il palco, a metà fra il teatro e la canzone
(e se gli puntate il dito su Gaber, vi risponderà facendo, con naturalezza, un
omaggio al di là del grande Grigio). Carlo Fava che scrive da sempre con
Gianluca Martinelli e che da anni ha la fiducia e la collaborazione di Beppe
Quirici (che nel disco suona con la sua squadra: Martina Marchiori, Elio
Rivagli, Armando Corsi..). Ritroverete almeno un amore nella morbida “Sotto il
quadro di Chaplin”, vi farete travolgere dalla potenza de “La palude” (con
sotteso riferimento a Sofri), riconoscerete Lolli alla fine de “Se fossi il
futuro”, sghignazzerete con “L’Italia non legge”, non potrete che
concordare con l’elegante indignazione di “Metroregione”… Insomma, un
artista a tutto tondo e un gran bell'album in riva al Naviglio: avrete ragione
ad innamorarvene.
GF
EMI Music 2004 (nei negozi di dischi)
http://www.carlofava.it

Petra Magoni e Ferruccio Spinetti
”Musica Nuda”
Sono bastati 40 minuti di diretta radio nazionale a Petra Magoni e Ferruccio
Spinetti per conquistare la Francia e mandare il loro "Musica Nuda",
quasi sold-out, in terza posizione nel circuito FNAC. Il progetto e'
decisamente originale e coraggioso: quindici cover realizzate esclusivamente
con voce e contrabbasso. Possibile? Certo, a patto che la voce
sia quella dolce e potente di Petra e che il contrabbasso vibri grazie
alla bravura ed alla tecnica di Ferruccio. E allora diventa un piacere
tutto nuovo rileggere i Beatles e Battisti, immaginare l'ostinato
di
charleston sotto il manifesto della disco "I will survive", chiedersi cosa
ne penserebbe Sting di questa scarna Roxanne o apprezzare tutti i colori
della voce di Petra nei due brani di Monteverdi. Deliziosa, poi, la cover
de "La voce del silenzio", resa celebre da Mina e cantata in un
Sanremo
di tanti anni fa da Tony del Monaco, abbinato nell'occasione a Dionne
Warwick. Niente paura se non la trovate in scaletta, si tratta di una
"traccia fantasma". Basta godersi fino all'ultima nota "Imagine",
lasciar
correre ancora un po' il counter e - come per magia - il live di questo
brano vi entrera' dolcemente nel cuore. E, prima che ve rendiate conto,
lo avrete gia' rimandato da capo una decina di volte. Ah, il disco costa
appena dodici euro, alla faccia delle megaproduzioni presentate a Londra.
MC
Storie di Note 2004
(nei negozi di dischi)
http://www.storiedinote.com/new/artisti/magoni_spinetti/magoni_spinetti_main.htm

Paolo Conte
“Elegia”
Ascoltando
“Elegia” pensavo: ecco un disco che non consiglierei mai a chi Conte
lo ha ascoltato poco. Non suggerirei mai di cominciare da qui. In fondo è un
disco scarno, essenziale: un uomo e il suo pianoforte. Te lo dice già la
copertina.
Chi si aspettava di trovarci gli arrangiamenti orchestrali di ampio respiro ne
rimarrà deluso... ma poi ti accorgi che sono lì raffinatissimi e sommessi. Te
ne accorgi quando ti arriva il violoncello, come uno spasmo, un graffio, a
sottolineare il non detto, quando la batteria vibra, come un tuono di temporale
lontano, l'accelerazione e l'incalzare di un treno.
Chi cercava qualcosa stile "Max" o "Reveries" capisce però
di averla trovata subito: Elegia. Ma come si fa a scrivere qualcosa di tanta
bellezza con solo 4 o 5 accordi base?
Chi sperava di ritrovarci la leggerezza e l'ironia di "la giarrettiera
rosa" rimarrà perplesso... ma sono là ne "La vecchia giacca
nuova".
C'é tutto Conte in “Elegia”. Ridotto all'essenziale, ai
minimi termini. Che poi sono i massimi.
Non è un disco facile, non entra al primo ascolto. Forse neppure al secondo. Ma
al terzo sei già lì dentro.
Come in un film, la musica diventa cinema e arrivano echi e suggestioni di un
film in bianco e nero, a tratti anni ' 30, semplice e
profondissimo allo stesso tempo.
Cos’altro dire: “Elegia” già mi appartiene, il mio tempo di ora in un
fermo immagine, la mia storia su pellicola.
MP
Warner 2004 (nei negozi di dischi)
http://www.paoloconte.it

Marianne Faithfull
"Before the Poison"
Dopo il bacio, il veleno. A
quattro anni dall’elettronico “Kissin’ Time”, torna lady Marianne
Faithfull e la sua voce di cartavetro. A quasi 60 anni, dopo una vita di eccessi
e abusi, la ex groupie di Mick Jagger e dei Rolling Stones, icona
della swinging London più acida e chic, è veramente un'interprete da brivido,
nonché un'autrice e ispiratrice di canzoni struggenti e originali. Eleganti,
malinconiche, mai banali, suadenti, cantate con la sua inconfondibile voce
dolente e graffiata, le canzoni di "Before the poison" formano una
sorta di elegia in musica del "disincanto occidentale". Dentro c'è un
distillato della migliore canzone d'autore anglosassone: vibrazioni acustiche,
giri di basso acidi, ballate tristi, echi di Kurt Weill, fraseggi di blues
metropolitano, frammenti poetici in stile Velvet Underground, riverberi di Nick
Drake. E gli autori di grido che hanno scritto per lei, da Nick Cave a PJ Harvey
(ma c’è anche Damon Albarn dei Blur), sembrano particolarmente ispirati e
sulla stessa lunghezza d'onda della loro musa. Se “The Mystery of
Love”, “Crazy Love” e “Last Song” sono ballate agrodolci di nuda e
arcana bellezza, “No child of mine” è un ipnotico gospel moderno, mentre la
quasi sperimentale “Desperanto” è un cupo affresco contemporaneo, a metà
strada tra il rap d’autore e la poesia in musica di Patti Smith.
Anche in relazione alle pagliacciate fuori tempo massimo del baronetto Jagger,
che sia Marianne - oggi -
la vera pietra rotolante, lucida e con ancora qualcosa di interessante e di
emozionante da raccontare?
MF
Naïve 2004 (nei negozi di dischi)

Fabio Caucino
”Immagini da sopra il cielo”
Da molti anni
impegnato in concerti che lo hanno visto girare nella sua Torino e in tutta la
penisola, ottenendo riconoscimenti di critica e di pubblico e vincendo svariati
premi, Fabio Caucino pubblica nel 2004 il suo esordio solista. Dopo
diverso tempo alla guida degli Animamagra, ora il “Caucio” si propone
con un disco che esprime pienamente la sua anima di chansonnier - a tratti
ironica - immerso nei suoni un po’ retrò, di tradizione
franco-piemontese. Compositore, chitarrista e cantante si fa accompagnare nel
suo viaggio da musicisti del calibro di Armando Corsi e Fabio Boltro.
Disco ben suonato, dai testi brillanti, contiene gemme
come ”Disarmante” e “Prendo tempo”: canzoni che lasciano il segno e
lanciano Caucino nel mondo della musica d’autore; e brani come “Margarita”
e “Balla balla” che vi trascineranno (soprattutto dal vivo).
Un nuovo interessante cantautore. Da non perdere di vista.
DB
R & G Zedde 2004 (Euro 13,00 - acquisto on-line sul sito http://www.zedde.com)
http://www.fabiocaucino.com

Fiorella Mannoia
“Concerti”
I dischi della Mannoia non necessitano ormai più di pubblicità, perché le
qualità della “signora della canzone d’autore” han saputo conquistarsi
(perché può succedere, vivaddio!) il grande, sempre più grande, pubblico. Ma
questo disco si merita segnalazio, perché rappresenta un momento davvero
particolare per la carriera della roscia romana. Secondo live della sua
discografia, la fotografa infatti nel suo miglior stato di forma di sempre,
quanto a capacità e consapevolezza. Una Mannoia sorprendentemente sorridente e
versatile, gustosa di una band che annovera i fiati di Maurizio Giammarco e
Marco Brioschi, e che s’è sbizzarrita a pescare da repertori di autori fra
loro anche molto distanti. C’è molto Paolo Conte, bestia difficile per una
donna, ci sono gli immancabili De Gregori e Ruggeri, nuovi sapori sudamericani e
vini francesi (Farres, Veloso, Paris Combo), ci sono addirittura Bob Marley e
Manu Chao, e poi splendide versioni di “Chissà se lo sai” di Ron, “Senza
‘e te” di Pino Daniele e “Metti in circolo il tuo amore” di Ligabue. E
anche nuovi affondi nel repertorio fossatiano, fra cui una spettacolare
“Panama”. Imprescindibile per i fan, veramente notevole per chiunque abbia
voglia di prendere lezioni da una grande interprete forte come mai prima
d’ora.
DF
Durlindana/Sony Music 2004 (nei negozi di dischi)
http://www.fiorellamannoia.it/

Quintorigo
"In cattività"
Disco non proprio facilissimo,
molto sperimentale e a tratti persino teatrale, “In cattività” è un lavoro
ricco e intenso, molto vario e suonato benissimo… così
come i Quintorigo ci hanno sempre abituato.
All’interno, una vera e propria suite (Rap-tus), alcune cover sorprendenti
(Night and day di Cole Porter e Clap Hands di Tom Waits) e molte canzoni originali
e di forte impatto; su tutte ricordiamo la trascinante "Neon-sun"
e la coinvolgente “Illune”, che vede la partecipazione di Ivano Fossati
(presente anche in “Dimentico”).
Album molto strumentale, dove la voce di John di Leo è anch’essa uno
strumento, splendidamente “impazzito”.
Per chi ama la musica "alta" e vuole lasciarsi trasportare in luoghi inusuali
(...e
ha voglia di divertirsi!).
GB
Universal 2003 (nei negozi di dischi)
http://www.quintorigo.it

Mauro Pagani
“Domani”
Un disco stratificato, coltivato a lungo e che alla fine riesce a fermarsi un
passo prima dal diventare un best delle mille passioni esperite. Una (signorile
e attenta) acrobazia, che ci si presenta come un caleidoscopico mappamondo
musicale, visto che abbiamo a che fare con un infaticabile polistrumentista
(autore ma anche produttore, esecutore, direttore artistico di festival,
compositore di jingle pubblicitari e colonne sonore per il cinema, musiche per
teatro, radio, televisione…) che ha attraversato gli ultimi quarant’anni
delle nostre note, dal rock progressive alla canzone d’autore passando per la
worldmusic. Tre voci ospiti (Morgan, Raiz e Ligabue); affondi nella poesia e
nella letteratura (T.S. Eliot, Allen Ginsberg, Sandro Penna…);
istanze rock, pianoforti classicheggianti, magmi
elettronici, ritmiche profonde. Un disco d’autore, pluripremiato, che ha
riportato Pagani al gusto del canto e soprattutto alla gioia di fare l’artista
“per sé”. E nella cui traccia d’incomincio e titletrack, specialmente,
ritroviamo eco di due stimati personaggi, Ivano Fossati e Peter Gabriel (con cui
non è detto che in un futuro.. chissà.. - “..dove sarò domani, dove sarò..”).
DF
NUN 2003
(nei negozi di dischi)

Radio Dervish
"Centro del mundo"
"E chiamai disordine / Quelle armonie in me / Credevo all'abitudine…"
Un disco mediterraneo nel vero senso della parola. Italiano, arabo, inglese,
francese, spagnolo si mischiano, si confondono, si sovrappongono e raccontano.
L'Italia del sud incontra l'Africa del nord e ne nasce un connubio felice. Testi
in più lingue, arrangiamenti acustici e mediterranei, chitarre, organetti,
violini, bouzoki, canzoni che
raccontano storie, città, amori. I brani sono 14 di cui 2 in versione doppia,
tra tutte "L'esigenza" sensuale canzone d'amore (i versi all'inizio),
da riascoltare più e più volte. I Radio Dervish sono Nabil Salameh e Michele
Lobaccaro, agli arrangiamenti collabora Alessandro Pipino. Nel disco hanno
suonato anche Zohar Fresco e Massimo Zamboni.>
Contiene inoltre "In acustico", registrazione di un concerto del 2002
che ripropone anche dei brani degli Al Darawish la formazione precedente ai
Radio Dervish.
MT
Cosmasola - Il Manifesto 2002 (nei negozi di dischi)
http://www.radiodervish.com

Jane Birkin
"Arabesque"
Un
omaggio affettuoso all'ex marito mai dimenticato, il timido, maledetto, geniale Gainsbourg. Un vestito nuovo, profumato di spezie e di Maghreb, per alcuni pezzi
del repertorio proprio e di quello di Serge, pescando tra classici e perle
nascoste. Una serata d’addio (il disco ricalca un concerto che ha girato con
successo in tutto il mondo) più tenero che celebrativo, più sensuale che
triste, in onore dell’“uomo con la testa di cavolo” che è stato il suo
pigmalione, compositore, complice, nonché compagno di avventure, trasgressioni e
poesie. Tutto questo è “Arabesque”, il disco con cui la splendida quasi
sessantenne Jane Birkin, intensa ed infantile come trentacinque anni fa, riesce
nell’impossibile: unire l’intelligenza musicale e la capacità melodica
dell’ebreo russo Gainsbourg (un’icona e un riferimento per generazioni di
musicisti e di spiriti liberi) alle ritmiche ipnotiche e danzanti della musica
araba, suonata da un ensemble di raffinati strumentisti già a fianco di Cheb
Mami e Khaled. “Elisa” da inno yé-yé diventa una cantilena invitante e
maliziosa; “Couleur café” perde l’originale esotismo coloniale e si
trasforma in un danzon cubano in stile “Buena Vista”. “Comment te dire
adieu” si rivela per quel che è: una canzone senza tempo. Le ballate più
sofferte (da “Amour des feintes” a “Baby alone in Babylone”),
interpretate da quella voce da gattina sempre sul punto di rompersi, si colorano
di tutte le sfumature del fascino e del mistero, lasciando intatta la loro
intrinseca malinconia.
MF
Capitol 2002 (nei negozi di dischi)
http://www.janebirkin.net

Yo Yo Mundi
“Alla bellezza dei margini”
Il
disco più completo e maturo del gruppo monferrino – complice, e si sente, il
regista dell’acustico Beppe Quirici (che si porta dietro Elio Rivagli, Martina
Marchiori e Claudio Fossati). Il folk saltellante fra l’erba si sposa ad
atmosfere più raccolte e d’autore senza far avvertire lo scarto, anzi -
“idea fragrante” - acquistando esperienza ed equilibrio rispetto ai
precedenti (ed ne “L’impazienza” ricorderete un paio di sgambate di
Fossati, quiricimunito). La voce di Paolo Archetti
Maestri, la batteria di Eugenio Merico, la fisarmonica di Fabio Martino, il
contrabbasso di Andrea Cavalieri e le chitarre di Fabrizio Barale si guardano
intorno “a fianco di chi si batte per un altro mondo possibile: il disco é
dedicato ai margini e alla loro bellezza, alla malinconia e all'energia che
raccontano, al sollievo di speranza che spesso nascondono agli occhi
distratti”. Le canzoni descrivono o immaginano profumate storie raccolte negli
angoli o in tuffo sull’onda, a braccia aperte sotto il sole, agili come una
danza di pescispada e riflessive come quattro passi fatti nell’ombra. Il
miglior prodotto Yo Yo Mundi, che necessitavano di una mano che ne assestasse le
intenzioni e i modi, e che possono crescere ancora.
GF
Mescal 2002
(nei negozi di dischi)

Cristiano De Andrè
”Scaramante”
A più di sei anni dal
precedente "Sul confine", Cristiano De Andrè torna con un disco che
mostra, ora più che in passato, maggiore forza e consapevolezza.
"Scaramante" contiene canzoni molto diverse tra loro ma con un filo conduttore che
rende omogenea l'intera opera: da “Buona speranza” (il mondo visto prima con gli
occhi da ragazzo e ora con lo sguardo di un uomo) a “Lady barcollando”
la canzone che - dice - più lo rappresenta in questo momento e con cui ci urla
la sua rabbia. Una bellissima ballata è “Fragile scusa”, uno sguardo dentro
di sé e ai propri sbagli. Ospite "di casa" è poi la sorella Luvi,
splendida voce ne “Le quaranta carte”, la chiave di lettura di tutto l'album
(la scaramanzia che oggi prende il posto della fede). Ci sono anche due richiami
- più o meno impliciti - al padre scomparso l'anno precedente: “Sempre anà” con
il suo ritornello in genovese, e l'illuminata ed emozionante “Il silenzio e la
luce”. Fino a “La diligenza”, un reggae che richiama le tematiche dell'accoglienza
e della solidarietà, una denuncia contro la pena di morte.
Siamo di fronte ad un bel disco, frutto anche dell'aiuto di ottimi musicisti e
co-autori come Daniele Fossati e Mauro Pagani. E soprattutto Oliviero
Malaspina a Stefano Melone, autore di molti brani il primo,
produttore artistico il secondo.
DB
Edel
Target 2001 (nei negozi di dischi)
http://www.cristianodeandre.com

Samuele Bersani
”L’oroscopo speciale”
La leggerezza di Bersani non è pensosa ma è profonda e ne "L'oroscopo
speciale" è al massimo dell'equilibrio: diventa un'arte, arte di vedere e
pensare le cose da sopra ma senza pregiudicare la precisione del ritratto.
I versi si spalmano e si arrotolano calibratissimi su una metrica a volte
azzardata e i testi arrivano da un italiano modernissimo, in immagini
oblique e spiazzanti, intellettuali senza essere mai presuntuose né
banali. Le fidate filastrocche ci sono ancora ma sono
maturate e hanno raggiunto
la vetta dove possono fare degna e complice compagnia alle sorelle più serie, ma per
fortuna mai seriose.
"Il pescatore di asterischi" e "Replay" (capolavoro in stato assoluto di grazia, ogni ascolto è ormai per
me una strizzata all' anima) rappresentano anche nella track list gli estremi di questo spettacolo di album, che fra questi opposti scivola via
come una nuotata liberatoria e fertile. "L'oroscopo speciale" è il mio
compagno di banco, è la mia età che festeggia convinta con un sorriso
mezzo amaro i suoi trent'anni, anche se difficili; è musica da cui imparo
non perché si mette a fare la maestra ma perché la semplice condivisione
ci insegna chi siamo senza "perdere tempo a cercare il senso
gravitazionale che non c'è".
SB
BMG 2000 (nei negozi di dischi)
http://www.samuelebersani.it

Gianmaria
Testa
”Lampo”
Il Lampo Testiano (terzo lavoro del capostazione di Cuneo) è come un caro amico
che ti capita di vedere ogni tanto, al quale dai appuntamento nei
vapori di una piola scampata alle false lusinghe di moderni restyling,
dove l'unico rumore di fondo è il brusio dei suoi avventori; un amico con il
quale tra un calice di rosso (del Piemonte) ed un tagliere di formaggi
(d'alpeggio) e qualche insaccato soffocato dal rumore croccante del pane cotto
di brace, fare l'inventario del
tempo che passa.
Immagini forti (Polvere di gesso), brume romantiche (gli amanti di Roma),
silenzi dell'anima (Quello che
vale) echi fossatiani (comete), scorci lontani (L'albero del pane) ed altri
paesaggi da lasciarsi raccontare... Musiche scarne, essenziali, contorno e trama
del racconto. Da ascoltare,
riascoltare, e lasciarsi riscaldare. Consigliatissimo!
FD
Warner 1999 (nei negozi di dischi)
http://www.gianmariatesta.com

Andrea Chimenti
"L'albero pazzo"
Compito difficile quello di "recensire" un album, specie quando occupa un posto tanto alto nella
mia personalissima classifica. Perché quest'"albero pazzo" l'ho osservato, "annusato" e abbracciato innumerevoli
volte, dal finestrino della mia macchina, nei miei viaggi solitari, e (per ciò stesso) introspettivi. La voce di velluto di
Chimenti, profonda e avvolgente, una delle più belle del panorama italiano, che basterebbe a
giustificare l'acquisto del cd (qualunque ne fosse il contenuto), riempie e completa queste poesie, che non ci si stanca mai di ascoltare, fatte di
immagini luminose ("Era il momento"), di abiti già indossati, di atmosfere
struggenti e livide ("Senza un'alba"), di occasioni ultime ("Ora o
mai"), di carta frusciante e preziosa ("Carta di riso"), di dolorosa denuncia
("E lasciatemi stare") della voce di David Sylvian che arriva a
impreziosire, inaspettata ("I have waited for you"). E anche quando, nell'unico caso,
("Si dirada la nebbia") la canzone sembra partire sottotono, le parole risultano (personalmente!) difficili
da ascoltare, dirompe improvvisa la musica a emozionare, ancora una volta, l'ascoltatore. Un cd in cui specchiarsi e trovare conforto e scaldarsi un
po', che consiglio di ascoltare (se non si fosse capito) con "urgenza"!
GM
CSI 1998 (nei negozi di dischi)
http://www.andreachimenti.it

Piccola Orchestra Avion Travel
“Vivo di canzoni”
Gli Avion Travel sono così: vivono di canzoni (e le suonano
magistralmente); le loro canzoni sono incredibilmente vive (l’improvvisazione
è elemento fondamentale della band), la dimensione dal vivo è quella che gli
permette di dare il massimo (per i motivi di cui sopra e per l’emozionante e
divertente teatralità del vocalist e front-man Peppe Servillo).
Così questo loro disco dal vivo - suonato e registrato quasi come fosse in studio,
perfetto e caldo al tempo stesso - è l'ottima sintesi di anni di percorsi
musicali, ricerche, tour infiniti, progetti più disparati (dalle colonne sonore
alle molte collaborazioni esterne al gruppo).
E questo “Vivo di canzoni” contiene la summa della loro produzione fino al
1997. Molti brani originali e due cover entrate perfettamente nelle corde della
band: "Cosa sono le nuvole" a firma Pasolini / Modugno e
"Storia d'amore" di Celentano. Partendo dall'inedito “Dormi e sogna” che gli ha fatto vincere
meritatamente il Premio della Critica al Festival di Sanremo. Palco
quest’ultimo decisamente atipico per la piccola orchestra, sicuramente più a
suo agio nelle tante presenze al Club Tenco. E nella dimensione live dei loro concerti, da non perdere assolutamente.
GB
Sugar 1997 (nei negozi di dischi)
http://www.avion-travel.net

Peter Gabriel
"So"
Estate 1986. Due ragazzini su un materassino blu si allontanano dalla riva; in spiaggia, intanto, gli altoparlanti diffondono una canzone:
"Sledgehammer".
Con "So" inizia il mio viaggio intorno all'universo gabrielliano, un album in cui
Peter sembra voler uscire allo scoperto, mostrandosi senza maschere. L'attacco di "Red rain" e' una potente,
avvolgente cascata in cui la voce di Peter trasporta con sicurezza verso due classici: l'ironia geniale di "Sledgehammer" e
"Don't give up"-
splendido duetto con l'amica Kate Bush del cui abbraccio sembra aver bisogno per cantare il proprio smarrimento. Il capolavoro arriva con
"Mercy Street" ed è un incanto sospeso tra poesia e realtà. "In your eyes"
è il miracolo dell'amore che si rinnova e dal vivo, esplode in una danza africana cui è impossibile resistere. Un bell'album con un suono nuovo ma
senza strappi: è solo l'evolversi di chi non è mai stanco di esplorare il mondo intorno e dentro di sé.
SR
Virgin 1986 (nei negozi di dischi)
http://www.petergabriel.com

Robert Wyatt
"Old Rottenhat"
Quando
mi innamorai della musica di Robert Wyatt comprai, nel giro di poche settimane,
diversi titoli. Tipico atteggiamento da bulimico musicale che, fortunatamente,
l'età e le ristrettezze economiche hanno corretto. Insomma, mi legai
immediatamente a "Shleep", a "Rock Bottom", all'omaggio che
gli tributò il Consorzio Produttori Indipendenti, ma questo "Old Rottenhat",
così scarno, proprio non riuscì ad andarmi giù. Be', l'ho rimesso nel lettore
oggi, dopo molto tempo che non gli concedevo un'altra possibilità. Epifania.
Una tastierina con un suonino del cavolo, cianfrusaglie percussive tra cui anche
qualche tamburo, la voce. Stop. Non c'è altro in questo manifesto
anticapitalistico e antimperialista uscito dalla fantasia indignata di Wyatt
alla metà esatta degli anni Ottanta. Ma quel che c'è basta. Di più: è
giusto. Inutile cercarvi la policromia di "Rock Bottom". Qui si parla
di cose crude: è necessario spogliarsi del superfluo.
FF
Hannibal 1985 (nei negozi di dischi)
http://www.strongcomet.com/wyatt